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Dott. Arturo Mona - Studio di Psicoterapia a Roma: bambini, adolescenti, adulti, coppie

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Supporti Informatici e Computer Mediated Communication:
adattamento delle Strategie Didattiche ai Profili Cognitivi
di persone ‘diversamente abili’
 

La vasta ricerca condotta sui profili/stili cognitivi in ambito pedagogico necessita attualmente di una permanente verifica ed adattamento, da una parte, al costante evolversi delle potenzialità di nuovi supporti informatici e, dall’altra, all’approfondimento della Computer Mediated Communication. A seguito di una sintesi dei contributi esistenti in letteratura, in questo articolo viene focalizzata l’attenzione sulla rilevanza di queste tematiche nel lavoro educativo con persone ‘diversamente abili’.

Nello specifico, le performance dello studente, nello specifico quello con disabilità psichica e/o ritardo mentale, possono essere analizzate nei termini di preferenze di stile nella raccolta/elaborazione delle informazioni. Alla luce dell’individuazione delle specifiche predisposizioni cognitive, è programmabile un aggiustamento dell’impiego di software, sia specifici che di largo uso, nel percorso didattico.

Un’area particolarmente importante all’interno di questa trattazione è costituita dall’utilizzo delle risorse on-line. Internet presente in molteplici casi delle vere e proprie ‘barriere architettoniche’ che ne rendono l’impostazione strutturale del materiale se non inaccessibile, sicuramente di difficoltosa fruizione. Vengono quindi elaborati alcun i spunti progettuali per software che consentano una navigabilità che non penalizzi chi adotta determinati stili cognitivi particolari. A questo proposito viene effettuata una rassegna di alcune esperienze, in particolare statunitensi, realizzate da/con persone con High Functioning Autism.

A seguito di quanto discusso vengono riportate alcune problematiche emergenti relative alla Computer Mediated Communication. Soprattutto l’attenzione viene focalizzata sui rischi inerenti all’abuso di computer/Internet ed alle possibili ripercussioni sull’area relazionale dello studente ‘diversamente abile’. In conclusione vengono delineate delle linee guida finalizzate ad un approccio oculato alla Computer Mediated Communication.

 

Supporti Informatici e Computer Mediated Communication

Gli ultimi decenni sono stati contrassegnati, in termini sociologici, dal radicarsi della presenza della Information Technology nella vita della maggior parte delle persone delle società occidentali. Al di là di feticistiche ossessioni, i prodotti dello sviluppo tecnologico realizzano la propria ragion d’essere quando si rivelano utili, ossia quando sono sfruttati come strumenti per il conseguimento di una accresciuta qualità della vita.

Non sempre le ‘logiche di mercato’ che orientano la produzione del mondo informatico si mostrano sensibili alle esigenze effettive della collettività: per questo motivo, a fronte di una strabiliante potenzialità dell’attuale sapere tecnologico, vengono lasciate in piedi molte ‘barriere disabilitanti’ che impediscono un paritario accesso alle risorse della comunità.

E’ per questo motivo che accogliamo con estremo piacere l’esistenza di spazi di confronto e riflessione sociale come quello offerto da simili manifestazioni.

 

Adattamento delle Strategie didattiche ai Profili Cognitivi

Nel complesso i supporti informatici costituiscono una preziosa risorsa per tutta l’area della didattica. Questo intervento è incentrato sull’adattamento dei programmi educativi agli specifici aspetti del funzionamento cognitivo di persone ‘diversamente abili’.

 

Teorie sull’intelligenza

Le pratiche educative e didattiche sono informate da teorie sulla conoscenza e sull’apprendimento. Solitamente le assunzioni teoriche che sottendono gli interventi didattici sono relativamente implicite. Sono ad ogni modo numerosi gli autori che si sono interrogati sulla natura della nostra capacità di apprendere e di risolvere problemi. Le indagini prettamente filosofiche che si sono succedute nei secoli, hanno conquistato, nell’ultimo secolo lo spazio del dibattito scientifico psicologico.

Pur senza volerci addentrare nella ricca e intricata letteratura relativa alle teorie sull’intelligenza, riteniamo doveroso riportare alcune determinanti considerazioni inerenti a questo tema. Già nel 1990, Sternberg ha analizzato le diverse teorie sull’intelligenza elaborate all’interno della psicologia. Ha così individuato differenti ‘metafore della mente’. Egli ha cioè identificato differenti modalità di intendere l’intelligenza. Ciascuna di queste metafore andrebbe considerata non come risposta alternativa ad una stessa domanda, bensì come risposta differente ad una differente domanda.

Per questo motivo riteniamo indispensabile una riflessione sulla ‘metafora della mente’ da adottare nell’area della progettazione di interventi cognitivi con/per persone cosiddette ‘diversamente abili’. Alcuni Autori distinguono sostanzialmente l’approccio centrato sulle differenze individuali (test d’intelligenza) e quello relativo al funzionamento cognitivo (esperimenti su particolari abilità). Infatti, l’utilizzo di prove e la valutazione delle capacità individuali fanno riferimento al costrutto di intelligenza; di contro, l’analisi delle strategie cognitive che gli individui utilizzano si focalizza sui processi di apprendimento (Lohman e Rocklin, 1995).

1) Il costrutto di abilità fa riferimento al “quanto” ed al “cosa” del processo cognitivo. Di contro, nella prospettiva dello stile è pregnante la comprensione del “come” del processo cognitivo.

2) La valutazione di un’abilità fa riferimento all’”accurateza massima” ottenibile in una prova. Diversamente l’identificazione di uno stile punta alla “tipicità delle performance”.

3) Le abilità sono tendenzialmente unipolari; gli stili bipolari.

4) Il concetto di abilità è direttivo rispetto ai valori (avere un basso punteggio in una certa abilità è una condizione negativa). Il concetto di stile comporta una descrizione di una differenza (usare un ragionamento olistico anziché analitico non è né migliore né peggiore, ma diverso).

5) Le abilità vengono circoscritte ad uno specifico campo (verbale, numerico, spaziale, etc.). Per stile ci si riferisce a performance e risultati che si esprimono abitualmente in aree diverse.

6) Le abilità sono variabili che determinano il livello di performance. Gli stili, invece, contribuiscono alla modalità del processo delle informazioni.

In termini applicativi possiamo dire che l’utilizzo della metafora geografica delle abilità è particolarmente vantaggiosa quando per esempio dobbiamo effettuare una selezione del personale per una determinata azienda committente.

Di contro, quando dovremo rapportarci con il funzionamento cognitivo di una persona per ottimizzarne il rendimento sarà senz’altro più utile incentrare l’attenzione sullo stile cognitivo che lo contraddistingue.

In un precedente lavoro (Mona, 1999) a seguito di una rassegna della letteratura internazionale sull’intelligenza, abbiamo schematizzato una serie di aree entro cui sembrano collocabili le più evidenti diversità cognitive tra le persone:

è componenti senso-motorie

è capacità cognitive elementari

è abilità visuo-spaziali

è pensiero astratto/concreto

è pensiero analitico/olistico

è tolleranza/intolleranza dell’ambiguità

è componenti emozionali

 

Autismo come Diversità Cognitiva: Progetto per un Software per l’Apprendimento delle Competenze Interpersonali ed Intrapersonali

Proponiamo a questo punto una descrizione sommaria di uno specifico progetto di Supporto Informatico ideato per persone con Disturbo dello Spetto Autistico.

Congruentemente con quanto precedentemente evidenziato, affermiamo che il profilo cognitivo delle persone affette da Autismo, anziché essere semplice espressione di un ritardo mentale, è più accuratamente definibile in termini di “diversità” cognitiva: le particolarità del loro comportamento sono dovute non a deficit nella raccolta ed elaborazione delle informazioni, bensì a differenze all’interno di questi processi cognitivi; per valutare questa ipotesi sono presi in esame otto diversi aspetti della raccolta ed elaborazione delle informazioni (abilità cognitive elementari, stile analitico/olistico, pensiero visivo/verbale, etc.).

Sulla base di queste considerazioni, l’Associaizone onlus ‘gli argonauti’ sta attualmente conducendo un progetto per la realizzazione di uno specifico software di apprendimento per l’accrescimento delle competenze interpersonali ed intrapersonali delle persone con Sindrome di Asperger o con Autismo ad Alto Funzionamento.

In termini complessivi la progettazione grafica e strutturale del programma è orientata dai risultati di una precedente ricerca pilota che aveva indicato marcate preferenze per informazioni di tipo visivo (piuttosto che verbale) e per ragionamenti di tipo associativo (piuttosto che sequenziale) ed inoltre le riscontrate difficoltà ad astrarre ed a generalizzare, indispensabili per adeguarsi alle regole non scritte delle interazioni sociali (Mona, 1999).

Un messaggio analogo è quello che proposto da Baron Cohen (2000) secondo cui addirittura la Asperger Sindrome e l’High Functioning Autism non sarebbero dei veri e propri handicap, delle disabilità. Infatti, le peculiarità che li contraddistinguono potrebbero essere tutt'altro che degli impedimenti o difficoltà in una società dove non si dà un'assoluta importanza alla comprensione psicologica ed alla vita sociale: le difficoltà che questi individui incontrano al giorno d'oggi sono connesse sostanzialmente alle caratteristiche delle nostre società ed alla loro intolleranza/incomprensione nei confronti di alcune differenze.

A livello più specifico, il software attualmente in programmazione in linguaggio HTML, verte sull’addestramento alla comprensione delle regole non scritte dell’interazione sociale, ed è finalizzato principalmente ad indicare alla persona con Autismo una serie di chiavi di lettura per orientarsi più serenamente all’interno di un mondo di ‘diversi’.

 

Computer Mediated Communication per Persone con Autismo

Gli studiosi della Computer Mediated Communication si interessano ad ampio spettro del fenomeno psico-socio-antropologico dell’interazione fra uomo e computer e di come questo rapporto con il tempo assuma connotazioni differenti.

Un aspetto che molte persone con Autismo ad Alto Funzionamento o Sindrome di Asperger hanno evidenziato è che la comunicazione attraverso computer risulta per loro essere più facile rispetto a quella di persona. Fra le varie ipotesi proposte per dar conto di questo fenomeno vi è quella che tramite computer si elude la difficoltà a gestire la complessità delle regole implicite relative agli aspetti non verbali della interazione.

Riportiamo in breve i risultati positivi di una esperienza statunitense per un sito ideato e mantenuto da persone con Autismo ad Alto Funzionamento.

Occorre ad ogni modo precisare che, soprattutto in età evolutiva, riteniamo inopportuno privilegiare in modo eccessivo la comunicazione mediata da computer, poiché ciò potrebbe determinare un impoverimento del potenziale relazionale della persona autistica.


Bibliografia

Atkisson A. (1991) Difference is not Deficiency. An Interview with James Vasquez. In Context, 27 (Winter), 30-37.

Baron-Choen S., Tager-Flusberg H. e Choen D. (1993) Understanding Other Minds: Perspective from Autism. Oxford University Press.

Barratt E.S. (1995) History of Personality and Intelligence Theory and Researc h: the Challenge. In Saklofske D.H. e Zeidner M. (eds.) International Handbook of Personality and Intelligence. Plenum Press: New York, 3 -13.

Davis J.K. (1989) Educational Implications of Field Dependence-Independence. In Wapner S. e Demick J. (eds.) (1991) Field Dependence-Independence: Cognitive Style Across the Life Span. Lawrence Erlbaum Associates: Hillsdale, New Jersey, 149-175.

Gustafsson J-E (1994) Hierarchical Models of Intelligence and Educational Achievement. In Demetriou A. e Efklides A. (eds.) Intelligence, Mind, and Reasoning: Structure and Development. Elsevier Science B.V., 45 -73.

Santostefano S. (1989) Cognitive Style as a Process Coordinating Outer Space with Inner Self: Lessons from the Past. In Wapner S. e Demick J. (eds.) (1991) Field Dependence-Independence: Cognitive Style Across the Life Span. Lawrence Erlbaum Associates: Hillsdale, New Jersey, 269-286.


 

© Arturo Mona, 2001

 

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